Tra tanti

Lei ti ha scelto. Ha scelto un paio di occhi tra tanti. Ha scelto i tuoi. Ha scelto quel verde inteso e sicuro di sé, quelle pagliuzze dorate che scintillano anche quando di notte ti giri verso di lei e nessuno dei due osa chiudere gli occhi e abbandonarsi al sonno. Ha scelto te e poi ti ha scelto ogni giorno e ha scelto l’amore che sai darle. Non varrebbe molto chiederle perché. Non avrebbe una risposta e arriverebbe il silenzio e un nuovo bacio a ricordare che vi appartenete. Ha scelto quella parola di troppo, quel gesto sfrontato, quell’abbraccio inatteso che la trova distratta, persa tra i pensieri in cui ci sei anche tu e che lei non saprà mai raccontarti. E ci sarai tra le parole che scriverà, tra i dipinti che ammirerà, tra i silenzi che dovrai riempire di intesa. Ha scelto te che non volevi cambiarla e ha scelto di cambiare per te, scoprendosi diversa e scoprendoti ancora al suo fianco, ogni giorno. Ha scelto quel nodo alla gola che arriva ad ogni addio, quella mancanza dentro che rende tutto freddo, quell’angoscia che la separa dalla prossima volta che vi vedrete. Ha scelto di abbracciarti più forte ogni giorno e di ritrovarsi intera tra le tue braccia e di sorprendersi di nuovo, anche domani. Ha scelto di pensare al futuro e di lasciare che lo costruissi insieme a lei. Accarezzale di nuovo il viso. Ha scelto di amare solo te.

Valeria

Domani

Si. Lei credeva nel Capodanno. “Ma non è qualcosa in cui si può credere!”. Si, invece. Lei credeva negli inizi. Nel mattino, nel primo sorso di caffè, nell’alba; credeva nel primo bacio, nella prima volta e nel primo volo da sola. Credeva nel primo giorno di scuola e nel primo brutto voto, nel primo litigio, nel primo “addio”. Credeva nei tagli di capelli fatti per sentirsi nuova, nelle scatole mai aperte, nei sogni ancora custoditi, nelle partenze, nei profumi scelti a caso, senza pensare. Credeva negli sguardi degli sconosciuti, nei lunedì, nei treni affollati delle 7. Credeva nei libri impilati sul comodino e non ancora letti, nelle candele mai accese, nelle scarpe ancora nuove, pronte a percorrere altre strade. Nelle bottiglie di vino da stappare, nei cd ancora da ascoltare, nelle file per i concerti. Credeva nelle candeline su una torta ancora spente e nel desiderio che le avrebbe fatte brillare. E temeva di dirlo a voce alta perché credeva nelle parole solo pensate e non ancora pronunciate. E sarebbe stato solo un giorno come il precedente, solo un buio e un’alba, un 31 seguito da un 1, come ogni scadenza e il suo rinnovo. Ma la magia c’era e lei la sentiva e non serviva dire nulla; bastava sorridere al futuro che le stava davanti, chiudere un attimo gli occhi e dire “è domani”.

Valeria

Sei rimasto in silenzio

Parole, solo parole. Per ore, forse anche giorni. Non amava il silenzio e lo combatteva riempiendo il vuoto che altrimenti avrebbe iniziato a far male. Non avrebbe avuto senso chiederle qualcosa. Lei parlava e le pause erano voragini. Parlava del cielo e del mare, del sogno che non ricordava, dell’uomo con l’ombrello rosso che le aveva sorriso al bancone del bar; rideva pensando al regalo che aveva sbagliato e arrossiva raccontando dello scalino mancato e del treno perso perché si era fermata ad accarezzare un cane dagli occhi tristi. L’avresti sentita parlare per ore di quella foto che aveva ripescato in fondo all’armadio, di quella giornata che ricordava con chiarezza, di quel tramonto che aveva catturato con mano incerta e dello stato d’animo che ogni paesaggio le suggeriva. Ma dimmi, perché non le hai mai chiesto perché lo sguardo ad un tratto le si spegneva, di quel gelo che la faceva tremare prima che la stringessi forte al petto? Perché? Perché hai dimenticato di chiederle cosa sognava davvero, cosa la spaventava, di quante volte aveva ingoiato l’amaro di una giornata andata storta? Perché ti sei fermato ad un “va tutto bene” e al sorriso che ti regalava? Perché non le hai mai chiesto perché evitasse gli specchi, perché si spogliava in fretta e altrettanto in fretta si ricopriva? Le pause erano voragini ma le parole erano leggere e per ore le avresti viste volare in quella stanza chiusa.

Valeria

C’eri

Se avessi ascoltato i suoi occhi, avresti capito. Che aveva paura. Che non sapeva parlare. Un tempo avrebbe usato un maglione per coprirsi; ora anche nuda restava in silenzio e il silenzio bastava per sentirsi sicura. E solo un “ti amo” riusciva a sussurrare, senza aspettarsi in verità una risposta. Lei c’era, lei aveva bisogno di esserci. Non credeva potesse esserci altro. E di nient’altro ti avrebbe parlato; l’hai vista sollevare lo sguardo, perderlo, inclinarsi. L’avresti capita, forse hai creduto di esserci riuscito o forse davvero c’eri stato; ma non gliel’hai mai detto e lei è andata altrove, dicendoti “ti amo”, credendoci davvero.

Valeria

In piena

A sentirsi sbagliata e vuota era la migliore. E la bellezza del primo incontro, del primo bacio, del primo vero sorriso, svaniva dietro uno sgurado di vetro che si perdeva nella sera, in mare aperto. Avrebbe preferito camminare sotto la pioggia, colare insieme alle sue paure, lasciarsi dietro tutto ciò che non avrebbe mai saputo dire a voce. Per lui era cambiata e non l’aveva nemmeno capito. Era bastato sentire la sua voce e guardare in occhi gentili per dimenticare il dolore; e dimenticare che a farla sentire sbagliata per primo era stato proprio lui. E ripromettersi di andare piano era stato vano, la voglia di annegare nei suoi occhi, di fondersi con lui, di amarlo non le avevano lasciato scampo. Essere diversi non è un problema, è una ricchezza; ogni giorno lo ripeteva al suo cuore che le restituiva il dubbio, rincarandone la dose. Avrebbe potuto scoprire ciò che si era sempre proibita e avrebbe potuto sussurrargli storie, di notte, abbracciandolo. Invece restava incerta, impaurita, indolenzita; era diversa ed era sbagliata. Desiderava solo essere quella giusta, meritare di essere scelta ed essere scelta ogni giorno. L’amore l’avrebbe colmata, o forse, il dubbio l’avrebbe sospesa.

Valeria

Vive troppo

Le rileggeva sillaba per sillaba, lettera per lettera. Si mischiavano davanti ai suoi occhi ma non perdevano mai significato; erano ordinate per emozione, e questo le bastava. C’è chi scrive e poi cancella, chi pubblica su Facebook; c’è il nostalgico che nasconde il proprio diario sotto il pigiama nel comodino; non dimenticare chi apre lo scrittoio e resta ore ad aspettare, il foglio bianco davanti a lui, illuminato dalla luce di una candela che profuma di storia. Ci sono tanti tipi di persone, qualcuno salva bozze sul cellulare, un altro le trascrive con l’inchiostro sulla propria pelle. Lei era tutti loro. E poi rieccola leggere e rileggersi, cercava di capire sempre, anche se era troppo tardi; ma poi chi dice che è tardi? Tardi per correggere gli errori o tardi per colmare i rimpianti? Forse per ricucire le ferite che aveva aperto o per asciugare le lacrime che aveva versato? Lei non sapeva nulla del tempo, non lo capiva: o troppo veloce o eterno, non avevano mai lo stesso passo loro due. E lei restava indietro, sempre, poteva solo pensare, ma non era brava e allora cominciava a scrivere. Poi si rileggeva, piano, con calma, ritornava indietro, si guardava intorno, e riprendeva a camminare. Dicono che non abbia mai interrogato oltre il tempo, che si sia allontanata, con lo sguardo un po’ perso, con delle lettere tra le mani, e il cuore di chi vive tutto.

Valeria

Tu abiti il mondo?

Dimmi che senti tutto questo anche tu, che ricordi anche tu ciò che non hai mai fatto, tutti i passi che hai non avuto il coraggio di fare, quei viaggi che pianifichi da sempre, la voglia di andare via, correndo, salutando con un bacio quelli che ti hanno portato fin lì lasciandoli per una volta indietro, per essere da sola e vivere. Dimmi che anche tu a volte ti senti in una gabbia con le finestre spalancate e che aspetti l’alba di una nuova luna per poter fuggire. Sei stanca? Sei fredda? Ti aggrappi al futuro, con le unghie come artigli, con il peso stesso della paura che cerca di farti perdere la presa. Tu sai cosa stai facendo? Io ho dimenticato tutto, ho dimenticato il motivo per cui sono qui, cammino accanto a me stessa, ma non riesco a parlarle. E’ uno strano gioco, non mi piace; quando finisce questo giro? Questa giostra è crudele. Mi fai compagnia? No! Perché dovrei arrendermi? Prima o poi anche lei si accorgerà di me. Continua a leggere Tu abiti il mondo?

Non c’è

Il conflitto è dentro. Dentro tutto trema, regna un silenzio denso, spesso. Sei una e mille, sei mille ma sempre uguale. Cerchi e poi sgattaioli via. Non vuoi ciò che sei ma non conosci ciò che desideri. Sei ferma quando il tuo corpo ti dice di andare e giri su te stessa perché non sapresti fare altro. Di tutto, sempre troppo. Ami troppo ciò che non c’è e odi ciò che possiedi davvero, come se fosse altro da te; ma è la gabbia dell’anima che hai ricevuto, è tuo, ti segue. Inutile pensare al peggio degli altri, tu sei presente a te stessa ogni giorno, ormai tutto procede spedito, non controlli nulla, forse anche i tuoi occhi hanno iniziato a ingannarti. Cominci per lasciare tutto andare, anche quando è troppo presto e finirà male. Scavi per trovare il bello, il buono, restando a bocca aperta o cominciando una battaglia contro coloro che giudichi ciechi. Ma tu vedi bene, tu vedi oltre, vuoi vantartene davvero? Certo! Fin quando nasconderai il riflesso della gabbia, fin quando i tuoi occhi si fingeranno abbastanza miopi per opacizzare la figura che gli occhi di un altro restituiranno. Ciò che tocchi scompare, va via, non dura. La canzone si rincorre “ho una pistola carica dentro”. Tu le parole le ami davvero, ma non sai gestirle. O esplodi o sanguini.

Valeria

Per poco

Vorrei scomporre quella fiamma. Anche se fa caldo mi avvicino, solo per guardare meglio, per capire dove la fiamma si divide e diventa scintilla, staccandosi dalle punte affusolate di quel flusso incandescente. Ormai non è rosso vivido, muta, ad un tratto una singola parte viene bandita, non è uguale alle altre. Vibra, forse per timore, e vola più in alto, per dire addio a quelle che restano. Quella libertà dura poco, frazioni di un istante malinconico. Vale davvero la  pena di arrivare così velocemente alla fine? Solo per essere più in alto delle altre? Ma quella scintilla brilla da sola, anche se solo per un istante, ha una luce tutta sua, è essa stessa luce. Brilla come un faro, solitario e silenzioso, che stagliandosi contro il  cielo illumina un pezzo di mare e le onde si agitano, smaniose di brillare. Come quel faro che dà speranza solo di notte, quella scintilla durerà poco, il tempo di un sospiro, ma sarà altra luce, pronta a fendere lo stesso buio.

Valeria